Donare è Vivere: Il Tricolore di Pierluigi Mazzariol

Andiamo a conoscere chi è Pierluigi Mazzariol:

« Appassionato di ciclismo fin da giovanissimo, riesco a farmi comprare la prima bici da corsa da mio nonno. Iniziavo ad esplorare le strade dell’Opitergino, poi le nuove amicizie e il cambio di scuola mi portarono a giocare a baseball a Ponte di Piave .Riprendo la bici dopo i vent’anni con più motivazione sotto la vecchia Udace partecipando alle famose corse dei week end, comprese qualcuna a tappe, ricordo una bella medaglia d’oro  al giro della Padania del 99’,il resto tanta fatica. Dal 2001 intraprendo una nuova avventura con i professionisti in veste di assistente tecnico per ben 10anni partecipando a tutte le prove di coppa del mondo, a tutti i grandi giri e corse in tutti i continenti del mondo, contando collaborazioni con varie nazionali femminili e maschili, chiudendo nel 2010 al seguito della naz. Inglese diretta da Max. Sciandri al tour de L’Avenir. Ho vissuto il ciclismo a 360°diciamo,ho assaporato il ciclismo che si vede per tv, come il primo giro d’Italia con la partenza dall’Olanda. Andavo ad imparare negli anni 90’a riparare le bici da Gianni e Franco Moro i quali hanno reso possibile tutto ciò e che ringrazierò per tutta la vita. Gianni correva con Argentin quindi diciamo sono stato “raccomandato”»

Tra tutte le gare che hai partecipato qual è stata la più sofferta ?

«Ricordo nel 99’ultima corsa di chiusura a Caorle, pioggia vento e grandine,r itirati quasi tutti arrivati in 12. Mi misi a ruota di locomotive umane come Gaiardo e Savian che mi portarono all’arrivo, ho provato la sensazione come se avessi vinto io, ma se devo essere sincero a distanza di 25 anni in Calderba  per rispondere agli attacchi continui di Gaetano Amato il quale temevo poichè potente con una forza di un leone ho speso qualche anno della mia vita, il caldo ha fatto la differenza credo ma fortunatamente avevo acqua fresca ogni giro prontamente data dal presidente della asd.Spinace’ Rino Zanchetta»

Con Alex Zulle

Perché donare il sangue ?

«Mi sono iscritto all’Avis perchè ritengo che donare sia un gesto di altruismo gratuito che fà bene a tutti, ho guidato un periodo l’ambulanza presso una struttura geriatrica e spesso andavo al centro trasfusionale a prelevare sacche di sangue per i pazienti, lì ho capito l’importanza del gesto finchè mi sono iscritto all’Avis, potremmo averne bisogno tutti »

con Laurent Brochard

Cosa Ti spinge a tanti sacrifici  e qual è il tuo hobby preferito oltre al ciclismo

«Mi sono rimesso in sella con il lock down, complice il mio amico fraterno Federico Lorenzon nonchè compagno di squadra e della fam. Zanchetta la quale mi ha incoraggiato a rimettermi prima in forma e poi in gioco, l’allenamento viene automatico se è uno sport che ti appassiona ma non nego che tre lavoro e famiglia far combaciare gli impegni non è facile. Come hobby ho la caccia, come i ciclisti di un tempo, l’inverno nel bosco del fiume Sacro con il fido setter non ha parole per descriverlo, quasi come in bici a primavera nelle prese del Montello mentre si è soli, pura magia»

con Serhij Honcar

Il tuo o la tua ciclista preferita?

«Ho collaborato ad un giro d’Italia femminile con la naz.Canadese, arrivammo secondi dietro la Luperini con Linda Jackson, era una dottoressa  salita in bici per passione, gentilissima, sempre con un basso profilo sebbene avesse vinto corse di panorama mondiale. Successivamente ho conosciuto molti altri ciclisti professionisti, chi più simpatico chi meno ma quello a cui mi sono legato di più assieme ai corridori Veneti è stato Serhij Honcar, il quale mi portò con lui ai campionati del mondo di Varese come suo assistente personale oltre la naz.Ukraina che già lo seguiva. Basso profilo, campione totale»

corse anni novanta

Cosa non Ti piace del mondo amatoriale ? e cosa invece Ti piace?

«del mondo amatoriale mi piace la dedizione dei ciclisti, ogni corsa ritrovare le stesse persone sempre motivate e con il sorriso dà piacere sicuramente, gente che durante la settimana sacrifica tempo e famiglia per allenarsi magari al buio o sotto la pioggia, danno sempre la sensazione di continuità di  speranza. Il lato negativo invece è il dimenticarsi che non abbiamo più vent’anni e che siamo amatori»

con il compare Federico Lorenzon

Un sogno nel cassetto ?

«Sogni nel cassetto ne ho da sempre, un cassetto solo non basterebbe servirebbe un armadio, ma sicuramente dal punto di vista sportivo e nello specifico nel ciclismo sarebbe un sogno non accadessero più fatti di cronaca dove qualche pazzo con la macchina falci i ciclisti che si godono magari un giro tra amici o qualche ragazzino/a che si allena, sarebbe già un gran passo avanti questa forma di rispetto che manca purtroppo in questo mondo»

Grazie Pierluigi

Edi Tempestin

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com