Erica Campagna, giovane promessa del ciclismo trevigiano: dai primi colpi di pedale ai sogni nel cassetto.

 

 

 Erica, sei una delle giovani promesse più interessanti del ciclismo trevigiano. Per chi ancora non ti conosce, come ti descriveresti come atleta e come persona?

«Ciao a tutti, mi chiamo Erica, ho 24 anni e sicuramente la bici è la mia più grande passione.

Fuori dalla bici sono una ragazza solare e spontanea, anche se, in realtà, all’inizio posso sembrare l’opposto: sono abbastanza timida e riservata e ho bisogno di tempo per prendere confidenza e sentirmi a mio agio con le persone.

Allo stesso tempo ho bisogno dei miei spazi, mi piace stare un po’ da sola per ritrovare serenità, ricaricarmi e fare ordini nei miei pensieri.

Come atleta sono molto determinata, sempre pronta a dare il massimo nelle competizioni per raggiungere i miei obiettivi e continuare a crescere con costanza sia nello sport che come persona.

Ci sono molti momenti in cui però mi perdo mentalmente e faccio fatica a ritrovare la motivazione, ma sono fortunata ad essere circondata da persone che credono in me e mi sostengono per rialzarmi ancora più forte.»

Ciclismo e ironia: oltre ai celebri “cugini” che cantano, c’è qualche parente o amico stretto che ti ha trasmesso la passione per le due ruote e ti ha guidato all’inizio di questo percorso?

«Ho iniziato a praticare MTB per il semplice gusto di imitare e superare mio fratello gemello. Dopo solo due anni lui ha deciso di smettere, mentre io ero ormai presa da tutto ciò che rendeva questo sport così adrenalinico: il rischio, i percorsi più tecnici e la capacità di affrontare terreni difficili e condizioni avverse. È proprio questa parte che mi ha spinta a continuare, rimanendo agonista per 9 anni.

Poi è arrivato il momento di entrare nel mondo del lavoro e ho iniziato a valutare con maggiore attenzione quanto fosse sostenibile continuare a vivere il ciclismo con lo stesso impegno di prima.

Da due anni, sono passata al ciclismo su strada che ha risvegliato in me la voglia di tornare a competere nei circuiti, sapendo di riuscire a prepararmi al meglio con meno impedimenti. Mi piace particolarmente la sensazione di stare in gruppo, la velocità e soprattutto il brivido delle volate, che sono la parte della gara che prediligo maggiormente»

Nel ciclismo si impara presto a stringere i denti. Tra tutti i traguardi che hai tagliato finora, qual è stata la vittoria più sofferta e per questo più bella?
« La vittoria più bella penso sia stata quest’anno nel circuito di SELVE DI TEOLO,  dove erano presenti tutte le avversarie più forti ma sono riuscita di tenacia a spuntarla allo sprint arrivando anche terza assoluta. Vorrei aggiungere che le vittorie non si fermano all’arrivo ma continuano quando a festeggiarle con me ci sono tutti i miei compagni del bike team fontanelle per cui corro da questa stagione. »

Le sconfitte fanno parte dello sport e aiutano a crescere. C’è un piazzamento o una gara andata male che ti ha lasciato un forte senso di riscatto e che ricordi ancora oggi?
« Essendo una persona molto autocritica spesso anche facendo un buon piazzamento non resto soddisfatta dalle prestazioni. Una gara in particolare è stata a Cologna Veneta dove dopo una conduzione di controllo ho sbagliato completamente l’impostazione del finale e sono rimasta nelle retrovie senza alcuna speranza di rimontare e potermela giocare.»

Sveglia presto, allenamenti intensi e rinunce: cosa trova una giovane atleta come te dietro la linea di partenza che ripaga di tutti questi sacrifici?
«Posso dire che i campi gara solo la mia seconda casa e non mi pesa il dover svegliarmi presto. Penso non ci sia cosa più bella che trovarsi dietro la linea con tutte le avversarie e gli amici che ormai sanno di famiglia. È un modo per condividere la stessa passione e continuare a dare benzina alla mente.»

Staccare la spina è fondamentale per ricaricare le energie. Quali sono le tue passioni e i tuoi hobby preferiti quando non sei in sella alla bicicletta?
«Quando ho bisogno di staccare la spina mi piace ritrovarmi e condividere momenti che siano Cene, Aperitivi o delle giornate al mare l’estate insieme ad alcuni ragazzi/ragazze della mia squadra con cui abbiamo stretto un rapporto di stima e fiducia anche nella vita di tutti i giorni. Inoltre, mi piace molto guardare e seguire i miei amici nei loro sport per cambiare “aria” »

C’è un campione o una campionessa del ciclismo professionistico a cui ti ispiri particolarmente per stile di corsa o carattere?
«Negli anni mi sono molto ispirata alla tecnica di guida della bici di Pauline Ferrand Prévot che viene come me da un passato nelle “ruote grasse” ma riesce comunque ad essere un grande esempio anche ora su strada.»

Vivendo l’ambiente delle corse, cosa ami di più del movimento ciclistico attuale e cosa credi invece che si potrebbe fare per migliorarlo?
«Dell’ambiente delle corse, trovo ci sia molta disponibilità e prontezza nell’aiutarsi a vicenda, che sia una semplice borraccia di acqua o un semplice gesto di aiuto generale. Anche non conoscendosi molte volte, sia prima che finita la gara, ci si trova per parlare, scherzare e confrontarsi per accrescere tutti come persone e atleti.Unico lato negativo su cui sicuramente c’è ancora da migliorare è la gestione di noi ragazze in gruppo »

Chiudiamo guardando al futuro. Qual è il sogno nel cassetto che Erica insegue oggi, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni?
«Il mio sogno nel cassetto nello sport è quello di un giorno riuscire a conquistare il titolo tricolore.Nella vita mi auguro invece di dimostrare prima di tutto a me stessa quanto valgo, inseguire i miei sogni e costruire una vita di cui essere fiera, con la speranza che un giorno possa condividere tutte le mie gioie, i miei traguardi e le mie emozioni con una persona speciale al mio fianco »

Edi Tempestin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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